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Cronaca

Dai megawatt ai chiller, senza dimenticare le dimensioni: tutto quello che c’è da sapere sul data center di Cesate

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Dai megawatt ai chiller, senza dimenticare le dimensioni: tutto quello che c’è da sapere sul data center di Cesate
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CESATE – Cento megawatt di potenza elettrica, 63 chiller in funzione 24 ore su 24, 48 generatori di emergenza e una struttura lunga circa 300 metri e alta 22,5. Sono i numeri del progetto del data center di Cesate raccolti e tradotti in termini più comprensibili nel volantino distribuito dal Comitato per la tutela del territorio di Cesate durante l’incontro pubblico di venerdì 28 agosto.

SINTESI SERATA

“Tanti numeri girano intorno al progetto data center. Ma cosa significano, concretamente?”, è la domanda da cui parte il materiale informativo. Il comitato spiega di aver “raccolto e riassunto alcuni dei principali dati tecnici disponibili per provare a tradurli in termini più comprensibili e per evidenziare quale potrebbe essere il loro significato sul territorio”.

Il primo dato riguarda l’energia. “Il futuro data center avrà una potenza elettrica di 100 megawatt. 100 megawatt = 100 milioni di watt = 100.000 kilowatt”. Nel volantino viene proposto anche un termine di paragone: “Si tratta di una potenza enorme: per avere un termine di confronto, è una dimensione energetica paragonabile al fabbisogno istantaneo di circa 30.000-40.000 famiglie medie”.

Un secondo capitolo riguarda il raffreddamento: “63 chiller in funzione h24”. Il comitato spiega che un chiller è “una macchina industriale progettata per raffreddare un liquido, solitamente acqua”. Il liquido viene poi utilizzato all’interno di un circuito chiuso per sottrarre calore alle apparecchiature.

Il volantino lega questo dato anche al possibile impatto sul territorio: “Un progetto hyperscale con 63 chiller in funzione h24 genera un impatto energetico e ambientale sul territorio paragonabile a quello di una grande area industriale o di una piccola città”.

Viene affrontato anche il tema del rumore. “63 chiller hanno anche un impatto acustico (inquinamento sonoro): insieme ai ventilatori delle relative unità di smaltimento calore, generano una pressione sonora elevata, un rumore continuo. Il ronzio h24 a bassa frequenza può propagarsi per centinaia di metri”.

Nel materiale si parla inoltre di “impronta carbonica”, sostenendo che le emissioni annuali di anidride carbonica sarebbero nell’ordine di “migliaia di tonnellate di CO2”.

Altro elemento evidenziato sono i generatori. “Il progetto prevede 48 generatori di emergenza, presumibilmente a gasolio, per una potenza termica complessiva superiore a 300 megawatt”. Secondo quanto riportato, servirebbero come sistema di sicurezza in caso di interruzione dell’alimentazione elettrica e verrebbero periodicamente avviati per verificarne il funzionamento.

“Indicativamente, ogni generatore può essere avviato per circa 20-50 ore all’anno per le prove e i test di funzionamento”, si legge nel volantino, che richiama inoltre le possibili emissioni di “ossidi di azoto (NOx), particolato fine (PM10 e PM2.5) e monossido di carbonio (CO)”.

C’è poi la dimensione dell’edificio. “Il progetto prevede una struttura con circa 300 metri di sviluppo orizzontale e circa 22,5 metri di altezza”. Per dare ai cesatesi un riferimento concreto, il comitato utilizza il Palazzone di via Giovanni XXIII, indicato nel volantino con uno sviluppo orizzontale di 185 metri e un’altezza media di 15 metri.

Attenzione anche all’area interessata dall’intervento. “L’area interessata è oggi libera e in gran parte coltivata ed è inoltre un importante corridoio per la fauna locale”. Il comitato richiama quindi i criteri localizzativi previsti dalla normativa regionale, sottolineando quelli che “privilegiano siti dismessi, aree già urbanizzate o aree da riqualificare”.

Il volantino si chiude con il messaggio che il comitato ha voluto portare all’incontro: “Dietro questi numeri non ci sono soltanto megawatt, chiller, generatori e metri cubi. Ci sono consumo di energia, utilizzo di risorse, rumore, emissioni inquinanti, trasformazione del paesaggio, consumo di suolo e possibile svalutazione delle case. Conoscere i numeri significa poter discutere del progetto con maggiore consapevolezza”.


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Sara Giudici
1 Settembre 2026
  • Cronaca
  • Groane
  • cesate

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