SOLARO – Sono già oltre 500 le firme raccolte contro il progetto di impianto agrivoltaico previsto tra Solaro e Cesate. Un risultato che ha attirato anche l’attenzione della Tgr Lombardia: questa mattina la troupe del telegiornale regionale ha realizzato un servizio sul posto, andato in onda nell’edizione delle 14, dando voce ai cittadini e all’Amministrazione comunale.
La petizione è nata per chiedere una revisione del progetto attualmente all’esame di Città Metropolitana di Milano. Secondo quanto illustrato durante il servizio televisivo, l’impianto occuperebbe un’ampia porzione dei terreni agricoli tra Solaro e Cesate con circa 17.500 pannelli fotovoltaici distribuiti su una superficie pari a una ventina di campi da calcio. I pannelli sarebbero installati a circa quattro metri di altezza e sotto di essi verrebbero coltivate essenze foraggere come l’erba medica.
Intervistata dalla Tgr Lombardia, la sindaca Nilde Moretti ha ribadito la posizione del Comune, precisando che la contrarietà non riguarda le energie rinnovabili ma questo specifico intervento.
“È l’ultima bellezza paesaggistica che ci rimane – ha spiegato – Questo intervento consumerebbe suolo, ma non è considerato consumo di suolo, quindi non sono previsti oneri e non è previsto nessun guadagno, né in termini economici né in termini di vantaggi per i cittadini”. La sindaca ha inoltre evidenziato come l’attuale normativa regionale non consenta ai Comuni di esprimere un parere vincolante sul progetto.
Nel servizio sono intervenuti anche alcuni residenti, che hanno sottolineato il valore dell’area agricola, frequentata ogni giorno da chi passeggia, corre o accompagna i bambini in bicicletta. “Siamo una zona che ha dei campi storici e vogliamo mantenerli”, è stato uno dei messaggi raccolti dalle telecamere della Rai.
Intanto la mobilitazione prosegue. Anche oggi i cittadini possono aderire alla raccolta firme: il Comitato di quartiere di Cascina Emanuela sarà presente questa sera dalle 19 alle 22 nella propria sede per raccogliere nuove sottoscrizioni.
L’iter autorizzativo resta ora nelle mani di Città Metropolitana di Milano, chiamata a esprimersi sul progetto. Nel frattempo il fronte del “no” continua a crescere e punta a far sentire la propria voce attraverso la petizione e le iniziative pubbliche promosse sul territorio.
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