SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota di Francesco Pellicini, ormai ex direttore artistico del teatro Pasta. L’artista di congeda dal teatro di cui è stato direttore artistico dal giugno 2016.

Apprendo, a teatro paradossalmente fermo per la nota vicenda corona virus, di essere stato sollevato dall’incarico di direttore artistico del teatro Giuditta Pasta in data odierna.

Questo, si legge in una imprecisa lettera firmata dal presidente del neo Cda, a causa di una serie di fatti ed inadempienze dal sottoscritto perpetrate che, per altro, desidero non commentare nel merito. Ci sarà tempo per farlo.

In tale circostanza si capirà infondo che l’unico vero obiettivo di codesta missiva – o farsa elevata a pretesto – è in realtà uno solo: quello cioè di regolalare i conti con il sottoscritto dopo averlo fatto in precedenza, senza nemmeno il dovere educativo di un semplice grazie, con il Cda a firma Corrado Cito.

Per capire realmente ciò che sta accadendo da circa sei mesi ai vertici del Pasta – converrete infatti sia leale sentire finalmente la tesi della controparte – mi permetto citare l’amico Massimo Luca, chitarrista storico di Lucio Battisti.
Mi spiego meglio.

Partecipando in sua compagnia ad una di quelle cene che tonificano il cuore, parlando del più e del meno, Massimo mi ha infatti illuminato rispetto ad un triste atteggiamento umano che sempre più spesso dilaga silente come un virus – non in tutti noi grazie al cielo – d’innanzi al quale non sapevo davvero darmi concrete risposte razionali poiché incredulo.

‘Vedi Francesco – mi disse a cena l’amico musicista – quando aiuti col cuore certi personaggi garantendo loro ruoli di prestigio che mai avrebbero ricoperto senza frequentarti, lo fai, da parte tua, in maniera certamente disinteressata e generosa perché è la tua natura.

Così facendo assisti però, paradossalmente, alla loro metamorfosi comportamentale nei tuoi stessi confronti: in una prima fase costoro – parlo in astratto badate bene riportando un ragionamento altrui elevato a semplice esempio – ti osanneranno a prescindere subbissandoti di parole al miele.

Subentrerà poi in loro la fase intermedia nella quale, all’improvviso, essi vorranno dimostrare a tutti di esserti superiore ingaggiando con te una insensata competizione non richiesta, raccolta e certamente non meritata. Infine una terza ed ultima fase nella quale costoro, dimenticandosi di essere arrivati sin lì solo grazie a te, incominceranno improvvisamente ad odiarti facendoti una guerra spietata con l’unico obiettivo di abbatterti.

L’astio ingiustificato che ne scaturisce – conclude l’artista – lo sai perché li divora? Perché infondo costoro ti devono semplicemente tutto e non saranno mai in grado, a differenza tua, a causa della loro stessa natura limitata, di restiturtelo coi gesti, la fedeltà, l’amore, la generosità, l’intelligenza, la cultura, la preparazione e la nobiltà d’animo.

Questo ragionamento dell’amico Massimo, elevato a mero esempio, è l’unico aspetto alla base di molte storie umane tristi tra cui (anche) quella che si sta consumando in queste ore al teatro di via I° maggio nei miei confronti. Il resto, credetemi, sono solo sterili conseguenze con tanto di firme, timbri e bolli ai quali si reagisce semplicemente ridendo e scuotendo la testa consapevoli che le medesime non appassioneranno mai nessuno.

Una storia dalla quale esco oggi volentieri e serenamente dopo aver trascorso, al di là dell’ultimo periodo, anni splendidi consapevole di aver vissuto una esperienza umano lavorativa davvero bella ed importante.

Permettetemi pertanto di ringraziare brevemente il pubblico di Saronno che mi ha manifestato da sempre affetto e vicinanza, le adorabili Anna e Luisa (lo penso con grande affetto amichevole), il bravo Antonio, Betta e l’amica Lucia Castelli con la quale ho da subito legato.

Un ultimo grazie di cuore lo devo al sindaco Fagioli che mi diede fiducia scegliendomi al ‘timone’ prima di chiunque altro al fine di rilanciare il teatro Giuditta Pasta. Mi rende davvero felice il fatto di avere contraccambiato Alessandro sul campo risollevando le sorti di un teatro che al mio ingresso versava in condizioni davvero precarie.

Questa è l’unica vittoria che oggi conta. Ottenuta grazie al profilo artistico del sottoscritto e a quello lavorativo di tutto lo staff, tra le cui fila milita altresì l’efficente “comparsa” da me condotta al Pasta che oggi mi deve semplicemente tutto.
Compresa la sempre ambita ed invidiata direzione artistica.
In bocca lupo a tutti. Amatela sempre col cuore.

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